Rapporti con il Dopolavoro e altri sodalizi sociali del territorio

Negli anni del Ventennio nasce una nuova istituzione: il Dopolavoro, che appare come una sorta di alternativa ai ritrovi sociali o club delle varie Società di Mutuo Soccorso e, di frequente, anche a livello nazionale, si trova in conflitto con esse per l'utilizzo dei locali disponibili nei vari paesi come punti di ritrovo e per l'organizzazione di manifestazioni, tanto da indurre i legislatori a stipulare, nel 1931, una convenzione tra l'Opera Nazionale Dopolavoro e la Federazione Nazionale Fascista Società di Mutuo Soccorso. Tuttavia, non solo tale istituzione sembra interessata ai locali della Società monlealese, come testimoniato da talune richieste di altri sodalizi.

Il 26 giugno 1924 "Presenta il presidente la domanda trasmessa dalla locale sezione del sindacato Agricoltori di Tortona, tendente ad ottenere la concessione della sala sociale per tenervi le sue riunioni nonché fissarvi la sua sede. Il consiglio a voto unanime delibera di concedere la sala gratuitamente per le sue riunioni mediante preavviso ogni singola volta e se le riunioni avvengono di sera devono pagare il consumo della luce. Respingendo che il locale sociale sia dichiarato sua sede."[1]

Il 26 maggio 1926 si discute in merito alla richiesta della sessione del Sindacato Agricoltori Fascisti di Monleale, che vorrebbe fissare la propria sede nella sala sociale. Siccome all'interno del Consiglio non c'è uguaglianza di vedute su questo punto, si procede a votazione: sono favorevoli Fornasari Silvio, Cadirola Faustino, Orefice Angelo, Giovanetti Silvio, Boveri Ambrogio; contrari Ferrari Mario, Fornasari Carlo.

Quindi, si concede la sala sociale come sede del Sindacato Agricoltori Fascisti "a condizione di avere la società il preavviso 24 ore prima volta per volta, e sempre che detta sala non sia antecedentemente impegnata per altri impieghi sociali".[2]

Una lettera, datata 21 ottobre 1929, viene inviata dall'Ente Nazionale della Cooperazione in risposta a una richiesta della SAOMS: "A stimata Vs/ 14 u.s. È necessario indichiate a questo Ufficio se intendete aprire locali a semplice ritrovo per divertimento letture ecc. senza lo smercio di bevande alcooliche, oppure se intendete aprire pure un buffet. Nel primo caso non vi è bisogno di alcuna autorizzazione perché questo Ufficio è persuaso che detti locali faranno parte della Sede Sociale. Nel secondo caso è necessario il permesso per la vendita di bevande alcooliche da consumarsi nei locali sociali e dai suoi soci, però tale permesso è impossibile ottenerlo, poiché il termine utile per la richiesta di tali permessi è scaduto sino dal maggio 1927. Se codesta Società intendesse oltre il ritrovo, indire delle feste da ballo, pure è necessario ottenere il permesso. L'unica cosa che si potrebbe ottenere dal locale Comune è lo spaccio di bevande non vinose, come ad esempio sciroppi, caffè ecc. Vogliate informarci circa le intenzioni di codesta Società specificando dettagliatamente il genere di ritrovo, e vi saremo più precisi in proposito".[3]

In una lettera senza data, ma successiva al 22 ottobre 1929, si affronta il tema del rapporto tra Società di Mutuo Soccorso e Dopolavoro: "Risulta a questo Ufficio che da parte dell'Opera Nazionale Dopolavoro a mezzo dei propri funzionari vengano fatte pressioni alle Società Mutualistiche allo scopo di ottenere il passaggio al Dopolavoro. Ricordiamo a tutte le Società che sono tenute soltanto a dare la loro adesione a questo Ente, in ottemperanza al preciso disposto dell'art. 8 della Legge Sindacale 3 aprile 1926. Questo Ente rappresenta e controlla tutti gli organismi eserciti a forma cooperativistica o mutualistica, e ciò per seguire le precise disposizioni del Governo e del Regime. Le Società quindi che abbiano ottemperato dare la loro adesione a questo Ente hanno assolto al loro preciso dovere. Con la presente insistiamo affinché i Signori Presidenti delle Società rispondono negativamente a coloro che insistessero su detto passaggio e pregarli di rivolgersi a questo Ente che è il solo che è tenuto a salvaguardare gli interessi dei singoli sodalizi. Con questo non intendiamo che la mutualità debba essere in antagonismo coll'O.N.D. poiché i due organismi marciano parallelamente per la strada tracciata del Regime e dal Governo. Invitiamo quindi le Società tutte che avessero iniziato trattative col Dopolavoro, o desiderassero iniziarle siano esse aderenti o non a questo Ente, a voler informarci, di non concludere alcun accordo o passaggio senza prima aver avuto una risposta da questo Ufficio Regionale. Questo Ente con la presenza dei suoi funzionari che in obbedienza all'accordo intercorso fra Sua Eccellenza Turati e l'On. Dino Alfieri rispettivamente Presidenti dell'O.N.D. e dell'E.N.C. assicurerà ancora le vostre società una vita libera ed indipendente."[4]

Il 2 gennaio 1929 (ma è probabile che la data sia sbagliata e si tratti del 2 gennaio 1930) viene inviata alla SAOMS una lettera: "Dalla Federazione Provinciale Fascista veniamo informati che la locale sezione del P. N. F. sarebbe priva di una sede decorosa, mentre ci risulta che la Società da Voi presieduta avrebbe la possibilità di sistemare la prefata sezione nei locali sociali. Vi preghiamo quindi prendere egli opportuni accordi col locale Segretario del Fascio, certi che codesta Società non avrà alcuna difficoltà accogliere questa nostra proposta che vi onora, e da modo dimostrare il vostro attaccamento al Regime. Crediamo opportuno consigliare di fare un regolare contratto di fitto, il quale oltre al rimborso delle eventuali spese di luce, riscaldamento ecc. l'importo del fitto abbia limitarsi ad una lira annua".

Sul retro, a penna, la risposta della SAOMS, datata 20 gennaio 1930 (in cui si dice che si sta rispondendo a una lettera del 2 gennaio 1930, non 1929…): "La Società di Monleale tiene soltanto una sala senza altri vani e questa deve servire per il ritrovo sociale per le assemblee per ufficio e per Magazzino Cooperativo, e quindi non è possibile cederla alla sezione Fascista in affitto per l'uso continuo ne determinato non potendo la Società spossessarsi del suo locale troppo necessario".[5]

Sullo stesso tema, il 23 gennaio 1930 si legge una missiva del Segretario Provinciale di Alessandria, tramite il Commissario Prefettizio di Volpedo, che chiede i locali SAOMS per costiuirvi il Dopolavoro e la sede del Fascio, siccome nel comune non sono disponibili altri locali adatti. "Il Consiglio esaminata tale domanda e constatando che la Società non ha locali disponibili per installarvi il dopolavoro avendo la Società soltanto una sala e questa deve servire ai soci per il ritrovo sociale, per ufficio e per magazzino agricolo, e quindi nell'impossibilità di accogliere tale domanda, accetta di buon grado di accogliere la sede del fascio come sempre fece per il passato aspettandoli per tutte le riunioni che chiedeva di tenere ed a voto unanime approva di respingere la domanda del dopolavoro per i motivi sopra detti e fa presente di rivolgersi all'Ente Nazionale Cooperativo per maggiori spiegazioni. Accetta la domanda della sede del Fascio per riunioni. Pure all'unanimità nomina una commissione composta dal signor Fornasari Silvio (presidente), Boveri Angelo (fiduciario), Boveri Clelio (segretario) col mandato di recarsi in Alessandria e conferire in merito col direttore dell'Ente Nazionale della Cooperazione e riferire sul da farsi e come contenersi".[6]

Il 20 settembre 1929 l'Ente della Cooperazione risponde "A Vostra del 10 corrente mese. Per quanto concerne la richiesta di tassa per occupazione area pubblica, non possiamo per ora rispondere con esattezza al quesito sottopostoci perché non siamo a conoscenza delle norme e disposizioni particolari adottate per il Vostro Comune dalle Autorità del luogo. Per quanto ha tratto alla vostra offerta da evolversi in premio in occasione della Fiera, potete richiedere per iscritto spiegazioni al signor Podestà e questi certamente non mancherà di fornirvele".[7]

La diatriba con il Comune di Monleale viene sviscerata ulteriormente nel verbale del 9 ottobre 1929 "Espone il presidente la richiesta del comune di lire 100 per occupazione area pubblica per ballo ed il consiglio con suo pronunciamento interpellò l'Ente Nazionale della Cooperazione e dietro l'insistenza da parte del comune prega il consiglio di accondiscendere a tale pagamento". Il Consiglio delibera, a voto unanime, di pagare.[8]

Il 18 dicembre 1930 il Commissario Prefettizio G. Mameli del Comune di Volpedo invia una lettera alla SAOMS in cui viene proposto un corso di agricoltura per contadini adulti che, in caso di sufficienti adesioni, si dovrebbe tenere nella frazione di Monleale[9]: "le lezioni per un totale di otto ore, saranno tenute nelle ore serali dal Prof De Polo. In caso affermativo occorre ottenere l'uso gratuito del locale del Dopolavoro[10] (luce e riscaldamento compresi)."[11]

Il 3 marzo 1931 le società vengono informate della stipula di una Convenzione tra l'Opera Nazionale Dopolavoro e la Federazione Nazionale Fascista Società di Mutuo Soccorso.[12]

L'11 luglio 1934 il Partito Nazionale Fascista, Fascio di Combattimento di Monleale, con firma del Segretario del Fascio e Presidente del Dopolavoro Seniore Pietro Bina, invia una lettera alla SAOMS in cui, facendo riferimento a una richiesta della Società del 9 luglio in merito all'organizzazione di due feste da ballo il 22 e 23 luglio, si afferma che "Nulla Osta al sottoscritto che i Balli vengano indetti dalla Società, ferma restando la percentuale del 30 % spettante al Dopolavoro. Per ridurre le spese di permesso e dei diritti erariali, sarò ben lieto di intestare il permesso stesso al Dopolavoro".[13]

Il 28 aprile 1935 "il presidente fa presente che trovandosi la società in condizioni finanziarie poco favorevoli, sarebbe necessario che la sala sociale non venga più concessa gratuitamente, all'infuori delle organizzazioni del Regime. Per altre richieste sarà facoltà del presidente stabilire il compenso".[14]

È datata 21 gennaio 1936 una lettera dell'Ente Nazionale Fascista della Cooperazione avente per oggetto "Concessione salone sociale per spettacoli cinematografici" nella quale, in risposta a una richiesta della SAOMS del 12 gennaio, si afferma che "Codesta Società può, se lo ritiene conveniente, concedere il proprio salone sociale per spettacoli cinematografici. È ovvio che tale concessione dovrà avere il corrispettivo in un adeguato affitto, nell'interesse del Vs/ Sodalizio".[15]

È datata 1 novembre 1936 una "Convenzione fra Dopolavoro e Società di Mutuo Soccorso di Monleale"; è stata probabilmente stesa per evitare discussioni di competenza fra Società e Dopolavoro per quanto concerneva l'organizzazione delle feste da ballo e i relativi proventi, nonché la fruizione dei locali di ritrovo, come si evince da un precedente verbale del Consiglio Direttivo, datato 28 aprile 1935[16], nel quale "Il Presidente fa noto al Consiglio che sarebbe necessario nell'interesse della società, e di evitare attriti come nel passato di addivenire ad un accordo stipulando una convenzione col dopolavoro locale riguardo alle feste da ballo da tenersi durante l'anno e circa il ritrovo sociale.

Il consiglio sentito l'esposto del presidente a voto unanime delibera e autorizza il presidente stesso a stipulare la suddetta convenzione col presidente del dopolavoro locale".

La convenzione in questione consta di cinque punti, nei quali gli estensori mi pare tentino con discreto successo di accontentare tutti, dividendo ed utilizzando al meglio le risorse disponibili (locali e proventi delle feste):

"Allo scopo di facilitare la comodità al Dopolavoro che si ritrova senza locali adatti per l'apertura nella stagione invernale del suo ritrovo:

il Sig. Boveri Faustino quale Segretario del Fascio e presidente del Dopolavoro ed il Sig. Cadirola Faustino Presidente della Società hanno convenuto quanto appresso.

1° - Il Dopolavoro e la Società terranno un unico ritrovo nei locali della Società di M. S.

2° - Il Presidente del Dopolavoro e Segretario del Fascio darà il nulla osta per le feste da ballo da indirsi in occasione delle Feste Patronali, e detti balli saranno a totale beneficio della Società.

3° - Il Presidente della Società metterà inoltre a disposizione la Sede Sociale ogni qualvolta il Segretario del Fascio e Presidente del Dopolavoro ne farà richiesta, sia per tenervi riunioni, che per feste da ballo da indirsi sempre all'infuori delle due Feste Patronali.

4° - Il Presidente della Società si riserva il locale del ritrovo ogni qualvolta vi fosse la riunione del Consiglio Direttivo o dell'Assemblea Sociale.

5° - La manutenzione del Ritrovo è a carico del Dopolavoro."

Seguono le firme del Presidente del Dopolavoro, Boveri Fausino, con timbro dell'Ente Nazionale Dopolavoro di Monleale, e del Presidente della Società, Cadirola Faustino, con timbro della Società.[17]

Da questo momento in avanti, si legge nei verbali che il Presidente della Società, come da convenzione, si accorda con il Presidente del Dopolavoro per le feste da ballo.

Il 5 maggio 1940 la SAOMS di Monleale sembra giunta al capolinea: si parla di chiusura e di un riassorbimento della stessa all'interno del dopolavoro: "Relazione del presidente sull'andamento della società e provvedimenti da prendersi. Il presidente ricorda al consiglio la relazione fatta all'assemblea in data 18 febbraio XVIII (1940) nella quale si prospettava all'assemblea stessa che sarebbe stata riconvocata quanto prima per decidere sulle sorti della società.

Essendo nell'impossibilità di proseguire nel suo scopo e dovendo probabilmente entro l'anno ricorrere ad altri prestiti per far fronte alle spese; visto che da due anni circa non vi sono più domande d'ammissione, e molti sono i soci morosi; allo scopo di conservare l'edificio per il decoro del paese, propone al consiglio di convocare l'assemblea in sessione straordinaria per il giorno 28 luglio prossimo corrente ponendo all'ordine del giorno i seguenti oggetti.

Autorizzazione al consiglio direttivo o per esposto al presidente per far le pratiche necessarie presso l'Opera Nazionale Dopolavoro per il passaggio della Società con tutte le attività e passività all'Opera Nazionale Dopolavoro stesso o scioglimento del sodalizio.

Il Consiglio udito il Presidente ed essendo contrario a contrarre nuovi prestiti, all'unanimità approva la proposta del presidente e delibera di convocare l'Assemblea in sessione straordinaria pel giorno 28 luglio prossimo venturo".

Nella stessa adunanza si parla dell'obbligo di "Iscrizione atto costitutivo e personalità giuridica presso il tribunale di Alessandria": "Vista la legge istituita col nuovo codice civile che obbliga tutte le società a registrare la personalità giuridica, l'atto costitutivo, copia dello statuto scopi della società, patrimonio ecc. presso il tribunale di Alessandria, il consiglio da incarico al presidente di provvedere quanto sopra entro il 30 giugno ed a sostenere le spese che si renderanno necessarie".

Inoltre, persiste l'obbligo di tesseramento presso l'Ente Nazionale della Cooperazione con un costo di lire 160, ma, siccome i liquidi disponibili sono appena sufficienti per coprire le spese, si incarica il Presidente di recarsi alla Segreteria Interprovinciale affinché chieda di esonerare la SAOMS dal pagamento.[18]

È del gennaio 1941 l'approvazione di un mandato di pagamento di lire 90,20 per "pagamento all'Ente e spesa per recarsi in Alessandria a colloquio col Segretario Interprovinciale".[19]

Il 13 febbraio 1941 si ha un passaggio di consegne al dopolavoro: "Verbale di passaggio di consegne dell'amministrazione del dopolavoro comunale, sito nella frazione di Monleale, dal fascista Nicolini Faustino, presidente uscente, al fascista Cadirola Erminio, presidente entrante, alla presenza del fascista Ferrari Mario, economo cassiere.

A fronte di un'entrata di lire 1055, si hanno 916, 65 lire di uscita, con una rimanenza di 138,35 lire; tutti i bollettari sono in regola (modulo prestampato). In calce, timbro 'Opera Nazionale Dopolavoro - Monleale' con fascio".[20] Questo documento, unico nel suo genere nell'Archivio SAOMS, non chiarisce nella sostanza ciò che può essere avvenuto: infatti, in nessun verbale è segnalato se sia realmente avvenuta la chiusura della SAOMS monlealese o se questa sia stata riassorbita dal Dopolavoro. La nota precedente, del 1941, così come quella successiva, farebbero presumere una continuazione indipendente dei destini della Società, sebbene fortemente sottomessa al potere centralizzante del Regime. Il documento precedente sembrerebbe un semplice passaggio di consegna interno al Dopolavoro, da un presidente uscente a un altro di nuova nomina, che non interesserebbe, quindi, la Società. Del resto, Nicolini Faustino e Cadirola Erminio non sono mai stati presidenti della SAOMS, mentre nel periodo in questione lo era Ferrari Mario, che, in questo documento, compare, invece, con il titolo di "economo cassiere".


[1] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[2] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[3] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS.

[4] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS.

[5] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS.

[6] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[7] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS.

[8] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[9] In epoca fascista, a partire dal 1929, il Comune di Monleale è stato unito a quello limitrofo di Volpedo, diventandone una frazione. È tornato indipendente nel 1947.

[10] Da quanto scritto in questa lettera, parrebbe che il Dopolavoro potesse usufruire, a questa data, di un proprio locale, indipendente da quello della SAOMS.

[11] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS.

[12] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS; si veda la sezione della corrispondenza con l'Ente Nazionale della Cooperazione, anni 1931 - 1932..

[13] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS. Per quanto concerne i rapporti con il Dopolavoro e l'organizzazione di feste e balli, si faccia riferimento più oltre in questa sezione e nella sezione "Feste e balli".

[14] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[15] Cfr. cartella 40 dell'Archivio SAOMS.

[16] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[17] Cfr. cartella 49 dell'Archivio SAOMS.

[18] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[19] Cfr. cartella 15 dell'Archivio SAOMS.

[20] Cfr. cartella 127 dell'Archivio SAOMS.